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E' bella la storia dell'olivastra."
+ È' una storia che racconta l'agricoltura della mia Toscana,
il lavoro del mio babbo e del mio nonno, è una pianta custode
di tradizioni, ognuno di noi a Seggiano ha un gioco, un riferimento,
un ricordo legato all'Olivastra.
+ Si legge e si narra che le prime piante furono portate dai monaci
Benedettini già nel 1300. Grandi e abili maestri, avevano
notato che un certo tipo di ulivo non temeva gelo e dalle sue olive
usciva un olio "vivo". Per questo, presero questa pianta
in osservazione e con il passare del tempo diedero vita ai primi
oliveti nel monte Amiata. Alcuni sostengono che possiamo datare
a quel tempo la cura e la selezione delle prime piante "Olivastra
di Seggiano".
+ Una pianta antica, rara, una specie a sé, un gioiello botanico,
i suoi frutti sono piccoli, rotondeggianti come bacche, ma allo
stesso tempo succosi e pieni di olio. L'Olivastra non teme il gelo,
anzi, può vivere in zone alte e non conosce attacchi da parassiti,
è biologica per natura, è una pianta selvatica, non
ha bisogno e non vuole trattamenti.
+ L'Olivastra di Seggiano non si riproduce dal nocciolo, ma solo
per innesto perchè auto-sterile, e solo alcune tipologie
di olivo come il "Frantoio", il "Moraiolo" e
il "Correggiolo", cosìddetti "maschio",
possono fecondarla. L'aborto dei suoi frutti oscilla tra il 10 %
e 35%.
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